Come scrisse Hildegard Von Bingen, “un mondo già interpretato non è casa” e quindi abbasso tutti coloro che vogliono imporre le loro narrazioni agli altri. Diversi elementi inquietanti e un filo rosso di violenza di genere attraversano questo romanzo, che ha per lo più la forma del diario, scritto negli ultimi mesi di vita dallo psicanalista sessantenne Guido Pacher, e pubblicato postumo per volontà della sua ex moglie Beatrice. Sessista, narcisista e manipolatore, Guido è l’incarnazione della virilità tossica, del maschio arrogante e patriarcale, che approfitta del ruolo per godere, senza alcuno scrupolo, del potere che può esercitare sulle pazienti, oggetto dei suoi giudizi sprezzanti e misogini. Ma poi arriva Linda Lago, una stramba con la testa rasata e gli occhi verdi, che lo intriga con i suoi silenzi e lo sfida con disarmante candore violando continuamente la rigidità del setting, fino a diventare per lui un pensiero fisso, un’ossessione, fino a sbatterla con le spalle al muro, sbottonarsi i pantaloni e, sollevandole una gamba, tentare a forza di violentarla. Ma, grazie a Freud, non è così che andrà. “Questo mondo non è casa” è un romanzo originalissimo, un pugno nello stomaco, duro e travolgente, un dramma psicologico che si consuma in un crescendo di ambiguità e tensione, esplorando il potere dell’immaginazione, l’oppressione della violenza che si insinua nei rapporti di potere, l’illusione della padronanza di sé di fronte allo sgretolamento dell’ego, la perdita di controllo che conduce all’atto estremo. La scrittura trova nella forma del diario, con l’uso prevalente dei tempi presente e passato prossimo, l’espressione più consona ai fatti narrati, con un ritmo veloce, incalzante, ossessivo, che perfettamente si attaglia allo svolgersi della vicenda. Non avevo letto nulla di Viola Di Grado, ma certamente leggerò altro, perché l’ho trovata, finalmente, una voce originale nel panorama piuttosto uniforme della letteratura italiana contemporanea.
Questo mondo non è casa

Lascia un commento