Una Roma settecentesca, corrotta e intrigante, è teatro di una serie di drammatici omicidi: giovani donne vengono ritrovate in luoghi diversi, prive di vita, legate in pose rituali e intrappolate in un sinistro gioco di specchi. A indagare su quelle morti raccapriccianti sono i tre protagonisti: Xavier Galant, avventuriero corso inviato dal re di Francia su richiesta del Papa, illuminista, brillante investigatore e seduttore seriale, a cui viene affiancato Artemio Di Grazia, giovane gesuita e confessore papale, coltissimo appassionato di libri ed esperto di segreti vaticani, e infine Lea Corbara, monaca dall’apparenza misteriosa e affascinante. Le indagini conducono i tre sulle tracce dell’eredità di Athanasius Kircher, eclettico erudito del Seicento, gesuita, scienziato, linguista e inventore, mentre tutto ruota intorno a un misterioso manoscritto con i suoi indecifrabili glifi e a un manufatto inquietante, che fonde magia e ingegneria, e seduce con l’illusione di una risposta per ogni domanda, nell’irrisolto conflitto tra razionalità investigativa e inconoscibile mistero: quasi un accenno all’intelligenza artificiale, in bilico tra progresso della scienza e umana tracotanza che vuole sostituire Dio. “Il trucco del diavolo” è un thriller storico con l’ambizione del mistery intellettuale, in cui la trama principale evoca temi di storia, filosofia, etica, religione, ricerca letteraria, e l’idea narrativa è sicuramente intrigante. Tuttavia, quando un autore meticoloso e amante del dettaglio si cimenta in una trama thriller molto complicata, ricca di citazioni e rimandi, ricorrendo addirittura alla riproduzione di immagini, il rischio di un appesantimento generale è molto alto e la preminenza della spiegazione, rispetto al racconto, quasi inevitabile. I personaggi risultano stereotipati e la sensazione di chi legge è quella del troppo pieno: le vicende si affastellano senza creare una vera suspense e i temi colti restano una patina superficiale, mentre prevale l’inclinazione al feuilleton in stile Dumas padre, ma più snob. In conclusione più Dan Brown che Umberto Eco, ma senza il ritmo incalzante dell’autore statunitense, qui sostituito da una certa saccenteria
Il trucco del diavolo

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