Parliamo d’amore


Scena prima, un giorno qualsiasi del secolo scorso. Cuore Infranto incontra Migliore Amica; fumano come turche bevendo qualcosa di alcolico e l’una racconta all’altra, in una valle di lacrime, che Tizio si è fatto di nebbia per la seconda volta in tre mesi, non risponde al telefono, non si fa trovare, non si palesa; lei fa appello, con tutte le sue forze, alla coppia Orgoglio & Dignità ed evita con tutta se stessa di cercarlo, ma non è facile e intanto soffre come un cane, perché ormai è chiaro che Tizio è un vero Stronzo e la statistica conferma che li incontra tutti lei.

Scena seconda, ai giorni nostri. Cuore Infranto e Migliore Amica si incontrano davanti a qualcosa di alcolico; non fumano perché nei locali è vietato, ma la valle di lacrime è sempre la stessa, anche se qualcosa è cambiato. Con l’approccio dell’entomologo, la prima racconta all’altra che Tizio è un narcisista covert, che il love bombing è finito da un pezzo e, in soli tre mesi, siamo già arrivati al secondo ghosting; lei sta reggendo il no contact, ma è dura, per fortuna ci sono i consigli su Youtube.

Sono una sostenitrice sfegatata della conoscenza e del sapere a trecentosessanta gradi, ma in questo caso, lo confesso, resto un po’ perplessa; mi chiedo quanto sia utile e opportuno che complesse teorie relative alla psiche umana e alle relazioni interpersonali vengano banalizzate e diffuse con tanta leggerezza.

Ora, il narcisista, da diversi anni, è diventato un po’ il nuovo nero che sta bene con tutto. Se lo digitate in rete, venite letteralmente sommersi dalle informazioni e scoprite che, dal luminare della psicanalisi fino alla tipa che legge i tarocchi su Youtube, tutti possono spiegarvi chi è il personaggio, che iattura sia averlo incontrato e come cercare di sopravvivergli.

Il che avviene in una società che sacrifica l’ambiente naturale al profitto, dove la proliferazione delle cose materiali diventa la misura del progresso e l’uomo viene opposto alla donna, il dipendente al datore di lavoro, l’individuo alla comunità; dove la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, la notorietà è più ammirata della competenza e il successo è più importante del rispetto per se stessi: una società che sopravvaluta l’immagine e deve perciò essere ritenuta essa stessa narcisistica.

Eppure l’incontro diretto col narcisista fa male e si cercano rimedi: le istruzioni per l’uso scovate in rete paiono perciò provvidenziali.

È quindi molto probabile che Cuore Infranto tragga un iniziale giovamento dalla scoperta di non essere sola, all’insegna del non proprio originale “mal comune mezzo gaudio” dove però, in effetti, il gaudio s’è perso del tutto; più avanti cercherà di seguire i consigli più diffusi, illudendosi così di aver capito quel che le è capitato e poter passare oltre.

Purtroppo non è tanto semplice, o gli psicologi sarebbero tutti disoccupati.

Già, perché è vero che conoscere il proprio nemico aiuta, ma siamo sicuri che la metafora del nemico sia calzante? Inoltre, come dice Sun Tzu ne “L’arte della guerra”, oltre al nemico, per vincere, bisogna conoscere sé stessi.

E qui è inevitabile richiamare un’altra citazione, appartenente alla cultura occidentale, un motto banalizzato dall’uso, in realtà davvero profondo se ci si ferma a riflettere; mi riferisco al socratico “Conosci te stesso”.

Che poi Socrate non l’aveva inventato, ma l’aveva letto, stando a quanto riferisce Platone, sul frontone del tempio di Apollo a Delfi e l’aveva assunto come guida della sua ricerca filosofica. Passeggiando per le strade di Atene, incalzava i suoi giovani interlocutori mettendoli nelle condizioni di scendere nella propria interiorità, conoscerne ombre e luci, i moti profondi della propria anima, fino a condurli, con l’arte della levatrice, ovvero la maieutica, a partorire la verità.

Mi pare, il nostro, un tempo di analfabetismo emotivo molto diffuso, un tempo in cui il motto socratico possiamo trovarlo tatuato su giovani braccia, ma non so quanto sia praticato nel pensiero di ciascuno; presi dall’esteriorità, trascuriamo l’interiorità e meno ci conosciamo, meno riusciamo a comprendere gli altri, schiacciati dai miti della performance e dell’apparenza.

Tornando al mefitico narcisista, le istruzioni per l’uso possono dare l’idea di padroneggiare la situazione, ma non bastano a elaborare un dolore; comportano inoltre il rischio elevato di fare diagnosi un tanto al chilo di disturbo narcisistico della personalità a carico del soggetto in questione, che, in fin dei conti, potrebbe banalmente essere uno stronzo qualsiasi; infine, mi pare un modo molto pratico per dare tutta la responsabilità all’altro, allontanando da sé la riflessione circa il proprio ruolo nella relazione tossica.

In sintesi, tutto corrisponde, il narcisista è lui, praticamente un malato, mentre io sono innocente, mi ha scelto perché sono empatica, resiliente e aggiungerei anche solare, tanto per completare l’elenco degli aggettivi il cui abuso mi dà sui nervi; e a questo punto, quanto a dimensioni dell’ego, urge una riflessione su chi stia messo peggio: il carnefice o la vittima?

Lungi da me l’idea di difendere l’indifendibile narcisista, o di infierire ulteriormente sulla povera Cuore infranto. Voglio solo dire che la semplificazione delle cose complesse è pericolosa e che le relazioni sono circolari, perciò dovremmo sempre cominciare da noi stessi, se vogliamo cambiare qualcosa, senza dare patenti agli altri, mentre la vulgata sul narcisista e le sue nefandezze mi pare andare nella direzione opposta: creando il mostro, si fornisce un comodo alibi per individuare il problema all’esterno, mentre ciò che serve è il lavoro all’interno, ovvero il socratico “Conosci te stesso”. Scomodo, certo, ma evolutivo e sempre efficace.

Un’antica favola racconta di due rane che cascano in un recipiente pieno di latte. Nonostante tutti gli sforzi non riescono a tirarsi fuori. Una perde del tutto ogni speranza e si lascia annegare. L’altra, invece, continua a dimenarsi senza sosta, finché il grasso del latte si solidifica formando il burro e permettendo così alla rana di fare un salto e di salvarsi la vita.

Se Cuore Infranto è la rana che combatte, probabile che, a furia di agitarsi, trovi il modo di cavarsela. Se invece è la rana che cede…allora auguriamole di trovare alla svelta l’aiuto di cui ha bisogno.

POST SCRIPTUM
In questo articolo, Cuore Infranto è una femmina e il narcisista è un maschio. La situazione può verificarsi ovviamente anche al contrario, e, in generale, senza distinzione di genere. Ma, dato che la nostra lingua impiega il cosiddetto “maschile generico”, per ricomprendere tutti i generi, mi pareva giusto utilizzarlo per designare il cattivo, ammesso che in questa storia il cattivo ci sia. Onori e oneri grammaticali.