Ho riletto “Fontamara”, il primo romanzo italiano che ha raccontato la realtà meridionale contadina, privandola di ogni prospettiva romantica e rappresentando i “cafoni” com’erano: sfruttati, affamati, ignoranti, alla mercé del prepotente di turno. Siamo nel 1929 e Fontamara è un immaginario paesino della Marsica, in Abruzzo. A parlare è Giuvà, un cafone che, insieme alla moglie Matalé e al figlio, racconta le vicende che, in quel tempo, hanno coinvolto il paese: già privati della corrente elettrica e vessati dalle tasse, i cafoni finiscono per cadere nell’inganno del cavalier Pelino, apponendo le loro firme su un foglio completamente bianco, che costituirà la falsa prova del loro benestare al furto dell’acqua, conseguente alla deviazione del ruscello, unica fonte di irrigazione, a favore dei terreni dell’Impresario e condannandosi così alla carestia, alla fame e alla morte. Costui, uomo potente e senza scrupoli, colluso col regime, ottiene la carica di podestà e diviene formalmente il padrone di Fontamara. I cafoni non hanno più acqua e i loro tentativi di ribellarsi e protestare, ingenui e sprovveduti, sono soffocati con la violenza o vanificati da altri raggiri: i fontamaresi continueranno a essere truffati, inconsapevoli persino della dittatura fascista in corso e del tutto inermi davanti ai rovesci della storia che li travolgeranno. L’analfabetismo e l’ignoranza sono persino più gravi della fame e della miseria, perché li rendono vittime della frode più vile, quella che usa la parola come strumento di potere, verso chi non ha i mezzi per difendersi. A incarnare la lotta contro ogni ingiustizia, è Berardo Viola, personaggio quasi mitico, suo malgrado il volto della rivoluzione popolare, ma segnato da un destino drammatico a cui è inutile cercare di opporsi. In questo nostro tempo in cui riemergono con ferocia discriminazioni e ingiustizie, Fontamara continua a raccontarci una realtà che, seppure superata dalla storia nella sua contingenza, non ha perso la sua metaforica attualità, e non la perderà finché continueranno ad esserci le ingiustizie, le violenze e i soprusi.
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