I giorni di vetro


“I giorni di Vetro” ci racconta una Romagna arcaica, patriarcale, di gente contadina, segnata da una miseria nera e dominata dalle superstizioni; la storia si snoda tra il delitto Matteotti e la Liberazione, che non potrà rimarginare tutte le ferite. Da quelle parti, a Castrocaro, nasce la Repubblica di Salò, mentre, sulle montagne, si organizzano le bande partigiane, votate all’idea della libertà.

La protagonista è Redenta, creatura sventurata e resistente: sopravvissuta alla polio, che le ha lasciato una “gamba matta”, figlia di un padre meschino e cinico, oltre che fascista, e di una madre che partorisce solo figli morti, (quei fratelli defunti che le appariranno per tutta la vita), è perseguitata dalla scarogna, perché la sua nascita, dopo i tanti parti andati male, è stata strappata al cielo con un rito magico. Solo Bruno, amico fin dall’infanzia, la accetta così com’è e promette di sposarla.

Iris è la seconda voce narrante del romanzo: lei ha studiato, è bellissima e coraggiosa, ha abbandonato l’insegnamento per amore del leggendario Diaz, il capo partigiano che fa ammattire i fascisti che non riescono a catturarlo. 

Le vicende delle due donne sono destinate a incrociarsi nell’amore e nella violenza dei due uomini che segnano le loro vite; l’uno è quasi un mito, l’altro è il male incarnato, il Vetro del titolo, assassino sadico e brutale.

Il romanzo ha una vena oscura che lo attraversa tutto, quella della violenza: la violenza del tempo, la violenza del regime, quella contro le donne, raccontata con immagini talvolta insopportabili, come le descrizioni dei crimini di guerra perpetrati dagli Italiani in Etiopia, e le violenze sessuali compiute in patria ai danni delle donne, mogli o prostitute che fossero, comunque oggetti senza valore. 

Ma di fronte a tanta ripugnante ferocia, resiste una possibilità di non soccombere perché a contrastare la ferinità degli umani c’è la capacità, anch’essa del tutto umana, di provare pietà, una piccola luce di speranza.

È un romanzo dalle molte facce. C’è l’ambiente della Romagna contadina, con le sue figure quasi mitiche, la sua lingua, la sua cultura arcaica, la sua tenacia; ci sono personaggi indimenticabili, che sembrano vivi, che affascinano il lettore e non lo lasciano più; c’è la ragnatela della storia, o, meglio, delle storie che poi si intrecciano e diventano una; c’è la ricostruzione storica raccontata da dentro, di un periodo nero e drammatico. E poi c’è la violenza, di ieri e, come uno specchio, anche di oggi. E ci sono le donne, resistenti, indomite, anche quando vittime, cioè quasi sempre. Un’opera complessa, dura, ma bella da leggere.