L’eleganza del riccio


Ho riletto “L’eleganza del riccio”, perché ricordavo di averlo apprezzato alla prima lettura, ma non ricordavo perché. Siamo a Parigi, in un distinto palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia, palcoscenico della storia, dove la portinaia Renée, dalla sua guardiola, assiste, gentile e indifferente, alle lussuose vite degli altri, del tutto coerente allo stereotipo medio della portinaia: grassa, sciatta e teledipendente. In realtà, all’insaputa del mondo, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica e la cultura giapponese, e protegge gelosamente il suo giardino interiore, simulando quanto può l’apparenza che gli altri si aspettano da lei. Anche Paloma, residente nel palazzo e figlia di un ex ministro, non si mostra com’è: dodicenne geniale, osservatrice brillante e lucida, ha deciso di farla finita con questa vita priva di senso il giorno del suo prossimo compleanno. Fino ad allora continuerà a fingersi la ragazzina mediocre che non è, vittima di turbamenti adolescenziali come tutte le sue coetanee. Le due dissimulatrici, ignare l’una dell’altra, ma accomunate da ironia e disincanto, si incontrano grazie all’arrivo nel palazzo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, capace di vedere oltre l’apparenza.

Una narrazione costruita con insolita grazia, che evoca il tema esistenziale del senso della vita, indagando la semplicità delle piccole cose di ogni giorno alla ricerca della vera bellezza, che non è solo un rifugio, ma è la cura gentile per le persone e le cose, è l’attitudine a essere al di là del vacuo apparire, è l’attenzione di vivere che unisce piccoli gesti quotidiani alla riflessione sui grandi temi dell’esistenza, una prospettiva che fa bene al cuore, una piccola isola del tesoro, nella tempesta volgare e violenta del mondo intorno a noi.

“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti”. Ri-lettura piacevole e sempre attuale.