La donna in bianco


La donna in bianco è un romanzo di Wilkie Collins scritto nel 1859. Uscì a puntate, secondo la tradizione dei feuilleton, nella rivista di Charles Dickens, suscitando l’entusiasmo del pubblico. Siamo nell’Inghilterra di metà Ottocento e Walter Hartright, grazie alla raccomandazione dell’amico professor Pesca, giunge a Limmeridge House in veste di insegnante di disegno per le due nipoti di Mr. Fairlie. Marian Halcombe e Laura Fairlie hanno in comune la madre, ma padri differenti; Marian ha un carattere forte, tenace e indipendente ed è povera; Laura, eterea, fragile e remissiva, è invece una ricca ereditiera. Le due sono molto legate e, assieme a loro, Walter finirà suo malgrado invischiato negli intrighi sinistri di Sir Percival Glyde, fidanzato di Laura, e del malvagio conte Fosco, in una vicenda ricca di suspense e colpi di scena, che ruota attorno alla misteriosa presenza di una folle, sempre vestita di bianco, e a uno scambio di persona a causa di un’incredibile somiglianza. Marian è un personaggio molto moderno, una donna forte che cerca di sottrarsi al ruolo in cui la relega la cultura vittoriana e, pur nell’apparente conservatorismo del racconto, rappresenta una chiara critica alla condizione della donna del suo tempo. Il romanzo ha una struttura molto originale: in premessa, infatti, si spiega che, se la macchina della Legge fosse sempre adeguata, i fatti narrati sarebbero stati materia di un processo. Essendo però spesso la Legge vincolata alla capacità economica di attori e convenuti, (ed ecco anche la critica sociale), la vicenda non è mai arrivata nelle aule di giustizia, ma viene esposta seguendone le regole, ovvero dando voce ai diversi testimoni che hanno avuto conoscenza diretta dei fatti in questione, di modo che l’intero romanzo assume la forma di un racconto corale. Inizialmente, lo riconosco, ero un po’ scettica, invece sono rimasta stregata: una perfetta macchina narrativa, mistery e atmosfere gotiche, suspense e analisi psicologica dei personaggi, creano un mix irresistibile, un sensation novel, come fu definito, che, con garbo e secondo i suoi tempi, irretisce il lettore fino all’ultima pagina.