Lettrice appassionata e assidua ma dai gusti difficili, scrittrice forse pentita e comunque insoddisfatta, il mio rapporto con la letteratura ha uno spazio centrale nella mia realtà. Un libro che mi spiega cosa penso (proprio come “don Raffae’, mi spiega che penso e bevimm’ ‘o café” – Fabrizio De Andrè), con le parole precise che non riuscivo a trovare, è manna dal cielo. “Fare il punto su una situazione estetica non significa necessariamente prendere parte per il nuovo o per il vecchio, e tantomeno mettere insieme un canone cui aggrapparsi nel presente o nel futuro.” Simonetti indaga il progressivo distacco della letteratura attuale dalla tradizione del Novecento, inserendola nel quadro di più ampie trasformazioni socio-culturali in corso, con particolare riferimento alla contaminazione del linguaggio letterario con i linguaggi ormai dominanti di altri media, evidenziando così la transmedialità di molta narrativa contemporanea. Individua inoltre tre grandi ambiti che dominano la produzione letteraria attuale: la letteratura consumistica vera e propria, la letteratura “forte”, con elevate ambizioni artistiche, e una larga via di mezzo, che definisce “nobile intrattenimento”, produzione mediocre e media, sempre più diffusa, il cui principale obiettivo non è conoscere ma evadere. Non ci sono giudizi di valore, anche se inevitabilmente il maggior o minor apprezzamento dei numerosi titoli citati, si può talvolta indovinare tra le righe. Con un taglio certamente colto ma di piacevole lettura e uno sguardo a trecentosessanta gradi sulla contemporaneità letteraria, “La letteratura circostante” è un saggio acuto ed esauriente, che non indugia in anacronistici rimpianti del passato, ma non fa sconti al presente, descrivendo l’esistente con cristallina chiarezza. Non so se mi sarà più facile, d’ora in avanti, scegliere le mie letture, ma ho come sempre apprezzato l’impagabile sensazione di avere imparato qualcosa.
Non solo narrativa

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