Magnetismo, ipnotismo, scrittura automatica, fenomeni e teorie in voga nel XIX secolo, mi hanno sempre affascinato molto. Bianca Pitzorno, autrice di cui conoscevo alcune opere per l’infanzia, come romanziera mi ha incuriosito; infine, l’inserimento del titolo nella dozzina dello Strega mi ha convinto: e così ho letto “La sonnambula”. E sono rimasta molto delusa. Immacolata, alias Ofelia Rossi, in fuga da un marito infame e violento, per sopravvivere nell’austera Sardegna di fine Ottocento, ispirata da alcune crisi presumibilmente epilettiche patite tra infanzia e adolescenza, seguite da oscure premonizioni, poi rivelatesi vagamente attendibili, si spaccia per sonnambula, simula trance, scrittura automatica e spirito guida, e, con abili responsi fasulli, raggira le ignare consultanti che a lei si rivolgono in preda ai più svariati tormenti. Naturalmente per denaro. È però dotata di empatia e capacità di ascolto e riesce spesso a consolare le poverette; ciò non toglie che sia una truffatrice senza scrupoli, che non indietreggia neppure di fronte ai lutti o alla sparizione di un figlio. Ora, la necessità di indipendenza economica di una donna sola in un mondo maschile, argomento purtroppo serissimo, ma letterariamente piuttosto frusto, non mi pare attenuante sufficiente per una deriva etica affrontata con tale sconcertante leggerezza, il che non rende la protagonista esattamente simpatica; a ciò si aggiunge che la finzione di veggente sarebbe sostenuta dalla capacità di acquisire in giro informazioni circa la vita delle consultanti, senza troppo dare nell’occhio, il che, in una piccola città dove tutti si conoscono, e da parte di una sonnambula di cui molti diffidano, appare decisamente poco credibile. Verso la metà il racconto vira in un romance a tutti gli effetti, con inevitabile quanto improbabile lieto fine. La struttura del testo è lineare e la scrittura esprime una perfetta inversione del noto motto “show don’t tell” e perciò spiega e anticipa tutto, mortificando sul nascere l’immedesimazione emotiva con fatti e personaggi; non fosse per l’argomento si direbbe un libro per le scuole medie. Per me decisamente deludente.
La sonnanbula

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