Rileggere un classico


“Le relazioni pericolose” è un romanzo epistolare pubblicato nel 1782. Implacabile atto d’accusa contro i costumi della nobiltà cortigiana del tempo, il libro suscitò grande scandalo nella Francia del XVIII secolo, per la critica disincantata a una società moralmente dissoluta e crudele, messa in scena dal racconto degli intrighi tra il visconte di Valmont, cinico seduttore, e la marchesa de Merteuil, sua ex amante e sfrenata libertina. È lei a guidare a distanza il comportamento dell’uomo, per ottenere, con manipolazioni, raggiri e senza scrupolo alcuno, l’altrui rovina. Lo scambio epistolare racconta la rete messa in atto dai due, tra progetti, manovre, sotterfugi, confessioni, menzogne e ipocrisie, ai danni di ignari innocenti, in particolare l’ingenua Cécile, quindicenne appena uscita dal convento, il cavalier Danceny, innamorato inesperto e la innocente presidentessa di Tourvel, principali oppressi della vicenda, che si chiude senza salvare nessuno, poiché “In questa storia vedo la punizione della malvagità, ma non vi trovo nessuna consolazione per le infelici vittime” (lettera CLXXIII). Nonostante gli usi e i costumi della Parigi settecentesca, prima della Rivoluzione, le pagine di Laclos segnano un’inattesa vicinanza con i nostri tempi per quel che riguarda idee, sentimenti, passioni e pulsioni narrate: universali, poiché parte dell’animo umano. La struttura epistolare e lo stile dell’autore creano una sorta di teatro in cui i perfidi protagonisti fanno muovere i personaggi secondo le loro trame perverse, mentre il lettore si fa spettatore e arriva all’ultima pagina senza neppure accorgersene, nonostante l’ambientazione e il linguaggio così distanti da noi. Censurato alla pubblicazione per i temi trattati, il romanzo ebbe poi grande fortuna, e se ne comprese l’intento tutto sommato moraleggiante di critica al male, che pure non lo trasforma mai in una lettura precettistica o edificante. Un classico che vale la pena rileggere.