Tutt’altro che la solita autobiografia, anche se personaggi e fatti sono veri, l’autore non è qui per esibire la propria interiorità, ma per rievocare il tempo dell’infanzia e dell’adolescenza, costruendo il lessico della propria memoria personale, fatto di parole, etichette, immagini, ma anche di spettri, mostri, paure reificate. A cominciare dalla cornice narrativa, di impostazione gotica, in cui mostruose e inquietanti creature ctonie, dai nomi evocativi e spaventosi (Quello che gorgoglia, Quello che Biascica, Quella dalle Orbite Vuote…) gli impongono di scrivere di sé, perché non c’è scampo per chi scrive: anche se credevi di esserti già messo a nudo, il passato torna sempre.
E lo scrittore preannuncia che sarà un romanzo dell’orrore; ma non si pensi a un testo cupo o lamentoso: al contrario, l’ironia, talvolta amara, non manca mai. Veri protagonisti, i genitori. Il padre di Mari, grafico e artista di fama internazionale, uno dei riferimenti del design italiano degli anni Sessanta e Settanta, nato da famiglia umilissima di meridionali emigrati al nord, era un uomo che si era fatto da solo, avido di rivalsa sociale. La madre, artista e illustratrice di libri per l’infanzia, di buona estrazione borghese e settentrionale, era una donna intelligente e colta che frequentava artisti, scrittori e poeti, ma sprofondata in una perenne depressione, quasi che l’intelligenza non possa essere disgiunta da un’irrimediabile infelicità. E poi i nonni, quelli materni, della buona borghesia lombarda, e quelli paterni, proletari, di origine pugliese, che mai si incontreranno, a sottolineare una spaccatura insanabile nella famiglia. In mezzo il piccolo e poi giovane Michele, frutto di “un amplesso abominevole” tra due che più diversi non si poteva, e poi case, biblioteche, feticci, una governante repellente, e la ragazza delle prime caste fantasie erotiche. Il tutto raccontato al modo di Mari, capace di creare una struttura romanzesca da frammenti di memoria e di infiorettarla con la consueta e rara ricchezza lessicale e capacità narrativa. Un libro appena chiuso, che ho già voglia di leggere di nuovo.

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