Rileggere un classico


“Lo sa il tonno”, di Riccardo Bacchelli, impiega l’originale stratagemma narrativo di una persona che ascolta la voce di un animale ed è capace di comprenderla e riferirla. Alle Pescherie Vecchie della sua città, un trentenne bolognese, che conosce il linguaggio degli animali, nel ghiaccio di una rivendita, trova un tonno pronto per essere acquistato e il pesce, ormai moribondo, gli racconta la sua storia: dalla formazione giovanile con una balena, all’esperienza con le aragoste prepotenti, con i granchi considerati razza inferiore, con certe ostriche di malaffare, e infine con i tonni suoi simili; dall’incontro con una “tonna” di buoni costumi, che sposerà al largo di Portovenere, all’amicizia con un pescespada col quale condividerà molte avventure. La variegata popolazione marina mostra in questo romanzo profili particolarmente umani ed è raccontata con sottile ironia, garbato cinismo e fantasia sfrenata. L’idea di un romanzo che ha per protagonista un tonno è di per sé coraggiosa e geniale; a questa si aggiunge la capacità di rendere la narrazione avvincente, grazie alla creazione di un complicato mondo marino, metaforicamente riconoscibile e quasi familiare al lettore. Il narratore riferisce il racconto del tonno nei termini più letterari che si possano immaginare, con richiami alla tradizione antica della favola di Esopo e di Apuleio, ma anche con citazioni di Voltaire, di Pascal, di Manzoni, di Metastasio e della mitologia classica. Romanzo certamente poco noto, di un autore massimamente prolifico ma quasi sconosciuto al grande pubblico; romanzo di immaginazione dai toni del realismo magico, in cui una prosa elegante, ampollosa, letteraria, costellata di figure retoriche, fa da contrappunto a un contenuto immaginario e originalissimo, in cui il tonno protagonista attraverserà vicende picaresche, tragedie e felicità, e sperimenterà, da giovane pesce, l’eroismo ma anche la viltà. Una favola mondana e filosofica, un gioco letterario ironico e sapiente, per il lettore in cerca di raffinatezza e originalità. Certamente poco noto, ma lo considero un classico poiché condivido la definizione di Calvino, quando scrive che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, e questo mi pare giusto il caso.