Pedro Paramo


“Pedro Paramo”, di Juan Rulfo è pubblicato nel 1955 e tradotto per la prima volta in Italia nel 1960.

Il romanzo è ambientato in Messico e la vicenda narrata attraversa un lungo tratto di storia nazionale. Pedro Paramo nasce durante il regime autoritario di Porfirio Díaz (1876-1911): è un ragazzino malinconico, che passa il tempo a sognare la bambina di cui è morbosamente innamorato, Susana San Juan. Un giorno gli ammazzano il padre, uno dei maggiorenti del paese, a fucilate. Raggiunta la maggiore età, Pedro regola i suoi conti sulla base dell’unica legge che ha appreso: la violenza. È «un rancore vivente». Stermina i presunti assassini del padre, sposa e abbandona la sua principale creditrice, Dolores Preciado, inganna, ruba, stupra. Sempre impunito, diventa il padrone del paese di Comala. Quando scoppia la rivoluzione di Pancho Villa ed Emiliano Zapata (1910-1917), corrompe i contadini insorti, e, a ogni cambio di vento, si schiera con la fazione vincente. Nessuno mai lo contrasta, salvo Padre Rentería, l’unico personaggio tormentato, che tenta una debole ribellione aggregandosi ai cosiddetti Cristeros, una fazione che si opponeva con la violenza alle politiche anticlericali del governo (1926-1929). Viene la nemesi: Miguel, il più amato e rapace dei suoi figli illegittimi, gli muore ancora adolescente; e Susana, che ha infine sposato in seconde nozze dopo averle ucciso il padre, si lascia annientare dalla follia. Di questi dolori Pedro si vendica sul paese intero, affamandolo. Poi, senza più una ragione di vita, ritorna all’indistinto: «si sgretolò come se fosse un mucchio di pietre».

Immergendosi nel romanzo, il lettore non troverà la vicenda lineare che ho riassunto sopra, perché la fabula è aggrovigliata in un intreccio inestricabile, immersa in una prosa lirica, ellittica, frammentata, densa di salti temporali. La voce narrante è inizialmente quella del figlio di Pedro e Dolores, Juan Preciado e l’impianto narrativo è quello del viaggio iniziatico: alla morte della madre, Juan, per conoscere suo padre, torna a Comala, che Dolores ricordava come un paradiso, e vi scopre invece «la bocca dell’inferno». Incontrando gli abitanti del paese e ascoltandone le «voci», Juan apprende la storia non solo di suo padre, ma della patria, del Messico intero. Perché tutti gli abitanti di Comala sono vittime o complici di Pedro Paramo, o entrambe le cose; molti hanno il suo stesso sangue. A poco a poco la voce narrante di Juan cede il posto a un coro di voci che raccontano ciascuna il proprio frammento della storia comune, finché Juan non distingue più se a parlargli è un vivo o un morto; egli stesso, a metà del romanzo, muore e la narrazione che aveva cominciato in prima persona si conclude in terza: l’individuo si dissolve nella comunità.

Il viaggio che compie Juan Preciado è un percorso verso la conoscenza: è necessario che raccolga le testimonianze di un mondo che non c’è più, anche se le conseguenze per lui saranno fatali. Juan Preciado rimane smarrito dai racconti e dagli incontri, poiché le persone con cui ha a che fare, una ad una svaniscono e restano solo gli echi delle loro voci. L’uomo realizza così che Comala è un paese fantasma, abitato solo da spettri, e nessuna vita è più possibile lì, tanto che anch’egli dovrà ammettere di essere già sotto terra.

Grazie alla ricerca di Juan Preciado, Comala ottiene finalmente voce, i suoi abitanti hanno un testimone al quale possono denunciare i soprusi subiti dal dominio di Pedro Paramo, dando spazio all’affermazione della verità storica.

Rulfo distrugge così ogni nostalgia verso la comunità originaria, di cui svela l’intrinseca brutalità, recuperando il grande rimosso della modernità: la morte, infatti, è presente praticamente in ogni pagina e “mormorata” da molte voci diverse, a garantire la partecipazione dell’io alla costruzione di una memoria condivisa.

Lo stile di Rulfo è raffinato e poliedrico; al linguaggio essenziale che domina il romanzo, lo scrittore affianca immagini liriche, l’uso sapiente di monologhi interiori e di dialoghi laconici. Il viaggio del protagonista è in realtà un viaggio nel tempo, sottolineato da una tecnica narrativa caratterizzata da continui salti temporali, dove vicende passate e presenti si alternano senza ordine cronologico, intercalate da interruzioni brusche e mutamenti del punto di vista. Il risultato è la prevalenza dell’intreccio che destruttura il racconto, disperdendo la vicenda nei diversi fili di un’unica tela, di cui il lettore potrà farsi un’idea soltanto seguendo le molteplici voci narranti, e rinunciando all’aspettativa di una narrazione rettilinea.

Juan Rulfo è considerato tra i capostipiti della corrente del Realismo magico, un modello che ha influenzato molti scrittori latino americani del Novecento e che apprezzo particolarmente. Principalmente questa è la ragione che mi ha suggerito questo libro poco noto in Italia e invece amatissimo in patria, tra gli altri da due colossi della letteratura sudamericana come Jorge Luis Borges e Gabriel García Márquez; quest’ultimo partecipò alla sceneggiatura di una trasposizione cinematografica del 1966 e deve il celeberrimo incipit di “Cent’anni di solitudine” («Molti anni dopo, davanti al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio…»), proprio a Rulfo, che, in un periodo del “Pedro Paramo”, scrive una frase analoga: «Molti anni dopo padre Renteria si sarebbe ricordato della notte in cui la scomodità del letto…»

“Pedro Paramo” è un libro insolito e sorprendente, anche se di non facile lettura. Per affrontarlo bisogna sospendere la ricerca di un ordine narrativo lineare e lasciarsi suggestionare dalle immagini, dalle parole, dalle diverse voci che aprono spiragli e aggiungono frammenti alla storia, accantonando il bisogno razionale di sistematizzare i contenuti e di inseguire la trama. A queste condizioni la lettura risulta affascinante e coinvolgente, viceversa può risultare ostica e frustrante; “Pedro Paramo” è un libro che richiede al lettore una sorta di fiducioso abbandono che sarà ricambiato dall’esperienza di un’immersione letteraria unica nel suo genere.