Sono spesso scettica sulla scelta di un saggio, perché di solito la lettura genera in me una voragine di curiosità che mi spingerebbe, seguendo l’impulso, alla ricerca di altri mille testi sul tema: accertato che la brevità della vita non mi consente di approfondire tutto ciò che mi interessa, mi capita di evitare. Su questo libro di Francesca Albanese, invece, mi sono lasciata banalmente sedurre dalla grazia della copertina: tanta composta bellezza per parlare della tragedia palestinese mi ha intrigato e così l’ho comprato, e ho fatto benissimo. “Quando il mondo dorme” è un libro di difficile definizione: non è un saggio, ma nemmeno un romanzo; è pieno di dati, date, fatti incontrovertibili, ma è anche un racconto pieno di vite e di storie che, attraverso le vicende di singoli protagonisti incrociati dall’autrice nella sua incredibile esperienza in Medio Oriente, racconta la Storia con la maiuscola, con umanità e passione, con rigore civile e coraggio, con incrollabile resistenza e fiducia nei diritti umani e nella loro difesa. Il testo, come la copertina, è attraversato dalla grazia di una sensibilità gentile e mite, ma anche dalla fermezza di un rigore storico ed etico di chi non arretra di un millimetro, senza nessun paternalismo né furore ideologico. Come una creatura viva, il libro pulsa di dolore, ingiustizia, violenza e morte, ma anche di umanità, di resistenza, persino di speranza, pervicace, indomabile speranza, nonostante tutto. E, in fondo, il messaggio che resta, dopo la lettura dei fatti tremendi che da decenni accadono laggiù, è proprio un invito alla speranza, attraverso l’impegno di ciascuno di noi, per una società pacifica e inclusiva, non solo in Palestina, ma ovunque nel mondo. “Se dovessi morire, fa’ che porti speranza. Fa’ che sia un racconto.” (Refaat Alareer, ucciso da un bombardamento con la sua famiglia). “Quando il mondo dorme” è un percorso di consapevolezza, da leggere (anche) per restare umani.
Non solo narrativa

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