“Tra il 1960 e il 1980 quasi duemila abitanti tra i comuni del Capo di Leuca hanno lavorato nella fabbrica d’amianto di Niederurnen, nel Cantone Glarus in Svizzera. La maggior parte di loro oggi sono morti o ammalati.”
Così scrive Desiati nei ringraziamenti, sintetizzando il drammatico contesto storico della sua narrazione, che si snoda a partire dal 1975, quando la protagonista, poco più che bambina, è costretta a lasciare la Puglia per seguire la famiglia nella grande fabbrica svizzera che produce “lu ternitti”, ovvero l’eternit, e si conclude nel 2011, quando le vicende di protagonisti e comprimari giungono al termine. Il romanzo racconta una delle tragedie silenziose dell’emigrazione italiana: migliaia di lavoratori salentini, a partire dai primi anni Sessanta, lasciarono la propria terra per raggiungere Zurigo, dove, in un clima gelido e inospitale, sistemati alla meglio in alloggi comuni, si uccidono di fatica col miraggio di un modesto guadagno e di una casa vera, col riscaldamento, senza conoscere il prezzo fatale di quella illusione da poveri. Gli operai addetti al lavoro massacrante e poi uccisi dall’asbesto sono gli uomini, ma le figure principali del romanzo sono le donne, coinvolte in questo destino amaro, rassegnate o resistenti, solo a volte capaci di riscatto. È il primo romanzo di Desiati che leggo e avevo aspettative alte, in parte, devo dire, deluse. Il tema è coraggioso e impegnativo e la scrittura agevole e curata, tuttavia non sempre armonioso mi è parso lo snodarsi della storia sullo sfondo di testimonianza e denuncia sociale. Mimì, la protagonista, creatura impavida e incurante delle convenzioni, dalla natura ribelle tanto smaccata da risultare improbabile, ha comportamenti avventati e relazioni senza senso, destando tuttavia il rispetto e la stima dei più, forse per la sua feroce autenticità. Molto più convincente, tra le fila dei personaggi maschili, tutti invariabilmente perdenti e persi, la figura del fratello ubriacone, che, in fondo “ha un’anima buona, che dio lo conservi, e meno male che c’è”. Finale melodrammatico. Insomma, su questo romanzo, giudizio incerto e di Desiati dovrò leggere ancora.

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